| Visioni epiche del mondo contemporaneo |
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Dal 17 al 23 Marzo 2011, presso Museo d'Arte Contemporanea di Fonte Nuova (Rm).
Premesso che Paolo Caloi esporrà nel mese di marzo presso il nostro
museo di Fonte Nuova (Rm), ho ritrovato alcune forze della storia dell’arte nei suoi quadri, quella che
preimpressionisti ma anche dei postimpressionisti, come Delacroix, Basille, Utrillo, la scuola di Barbizon,
e i tardi Gauguine, Van Gogh. Non a caso non ho citato autori che, spesso come gli Impressionisti, vengono
posti fuori da una storia eroico/epica della storia dell’arte, avendo voluto privilegiare aspetti meno
singolari e solitari della percezione del mondo privilegiando i sensi, sebbene prorompenti della luce e
del mondo che ci circonda. Pur rimanendo nell’ambito del soggettivismo per cui a tutti è dato di conoscere
il mondo con i propri occhi, alcuni vi si sono posti al centro mentre altri l’hanno guardato da fuori.
Al contempo mi sono chiesto a cosa serva ritornare su argomenti che, probabilmente -un paesaggio, un fiore,
un monumento,- hanno regalato alla storia dell'arte argomenti ormai celebri. Eppure riconosciamone
l'attualità come avviene con l'infinito di Leopardi, o come nel caso di ‘Va Pensiero’ (rosa piú grande del
dovuto sui tasti del pianoforte), pensiamo a Magritte e il suo omaggio continuo a Baudelaire, come è avvenuto
per la Gigantessa.
Ecco che Paolo Caloi si mette ora al centro del mondo ora fuori, rendendo tutto surreale e priva di valore
le argomentazioni del secolo scorso. Proviamo a pensare a un artista la cui solitudine é una forza che mette
sempre timore nella sua epifania, in cui le dimensioni degli oggetti del mondo, sono dimensioni
intellettuali, che travalicano la nostra cognizione di stile; Ecco quindi una natura morta, un oggetto
caduto, un albero in cima a una collina, assumere senso in quanto proiezioni della propria battaglia
contro gli eventi, ossia contro gli agenti atmosferici, ribadendo la propria unicitá, il proprio eroismo
epico e al contempo la propria rassegnazione. É in sintesi non un germoglio, nè una vera strategia di difesa
o di attacco, in cui tutto ci appare come l'argomento per costruire modelli di realtà, o piuttosto dell’arte
in cui si cerca uno stile, la sua ricerca suona come una profezia, che ribadisce l’attualità degli
argomenti moderni rivisti come paesaggi omerici, evocati non dalle tematiche linguistiche attribuite, (tra
le più differenti ed eterogenee), ma dai colori e dalle forme, il cui dono di dar di conto appare innato.
C’è una sorta di distacco, una distanza che nell’immediato non si percepisce, poiché si rifiuta
l’identificazione in quegli oggetti rappresentati, in coerenza con l’arte contemporanea in cui non c’è
imitazione e rappresentazione della realtà ma è l’arte stessa una realtà a parte, parte del mondo e non
rappresentazione del mondo. Di questo ce ne accorgiamo anche toccando la superficie della sua pittura,
gradevole al tatto quanto mai si direbbe in foto, on in digitale. Si pensi all'albero solitario, ‘Silenzio’
nella mia lunga esperienza quale insegnante di discipline pittoriche, non ho mai visto, un cielo cosí pieno
di sentimenti nel contemporaneo se non nei cieli del ‘500. Ecco perché bisogna amare l'arte contemporanea,
ricca ogni giorno di grandi argomenti: niente é stato ancora scritto secondo questa nostra lettura, una
lettura che restituisce la dignità a chi viene quotidianamente tolta dalle produzioni industriali e prive
di senso della comunicazione fast-food.
Per tali artisti, è difficile la propria carriera perché condizionata sempre da onestà intellettuale e
avulsa da quei compromessi che pongono le ragazzine nelle pagine dei rotocalchi, e danno ricchezza a
persone vuote e superficiali. Anche lo Stato per quanto ci riguarda è corresponsabile di questa perdita di
impegno, poiché le amministrazioni locali, come quelle delle grandi città a fronte di un clima inflazionato
dall’eccesiva presenza di immagini, non mettono in evidenza né sostengono artisti di valore, che con la loro
attività non hanno fatto altro che volontariato nella nostra epoca, già di per se artificiale, e priva di
senso. ‘Silenzio’ (opera presente nel negozio virtuale) è un quadro che, come la ‘quiete dopo la tempesta’,
si racconta da solo, decomposto amore di un poeta ottocentesco, o imbrunire di un conflitto mediorientale dei
giorni nostri. Tutto questa attraversa un artista e ci è di insegnamento. Le sue opere saranno esposte a
Fonte Nuova dal 13 al 27 marzo 2011.
Davide Todeschini - Fonte Nuova (Roma) www.ilmuseo.org |