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Monica Martins - Critico d’Arte |
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Verso la riflessione interiore, l’osservazione, la sensibilità e basato su una “verosimiglianza esteriore”: Paolo Caloi idealizza e rappresenta la sua “artisticità”. I suoi dipinti creano una corrispondenza sia con quello che gli appartiene, la essenzialità concreta, sia con la invisibilità del modo verso il quale l’artista sente di stabilire il suo stile nel creare. L’esprimersi inonda le vene artistiche del pittore che prima di avere “il coraggio” di esporre la sua arte, raccoglieva per sé tutto quello che era nascosto nei suoi ricordi di vita. Il mondo che confronta è risvegliato con la forza e con la voglia di dire e “raccontare” le sue esperienze vissute. Avvalendosi del colore la sua intimità artistica appare con originalità, si feconda attraverso la più tenera memoria che l’artista porta con sé. Da piccolo ammirava le opere del pittore Antonio Nardi – appartenente al clero della pittura realista veronese. Le sue opere sono la riproduzione di un visibile mondo che tanti non osservano. Caloi con la sua visione fa di una semplice finestra - oggetto per tanti solo utile e inanimato- una forma di sostegno. "La finestra" aperta che, dando permesso alla luce, riflette tutto un immaginario creativo, dove rossi fiori trasmettono l’allegria primaverile, di un tempo… L’artista delineando fra il concreto e il figurativo attinge, senza “pregiudiziare” la sua pittura, a tradurre la sua riflessione nel momento in cui arriva l’ispirazione. Con naturalezza l’arte si apre a Caloi: dalla “angoscia” di un Essere , come nel quadro “Il Pianto”, la immobilità della donna guadagna soluzioni e il pittore compone l’immagine di un ideale dove la “sofferenza eminente” non è, neppure sarà, un fine, perché la porta semiaperta suggerisce la meditazione verso la “luce”. E’ con questa “ottica” che l’artista definisce la sua arte: senza confine, senza regola, ma corrispondente ad una Arte-Viva. Monica Martins - Critico d’Arte |